mercoledì 17 settembre 2014

Monte Giogo









Domenica 14 settembre sono andato al M. Giogo con la Radio.
Nel 2007 ci si svolse un incontro degli allora praticanti del SOTA, un'attività nata dalla Passione per la Montagna unita a quella per la Radio; io non potei partecipare ma Andrea IW0HK mi mandò delle foto e , al suo ritorno, mi raccontò della bella esperienza e del luogo e mi spiacque non aver potuto essere presente.
Lessi anche la relazione che all'ARI di Sanremo scrisse il mio Amico Attilio, I1BAY e da quel periodo non ebbi più modo di andare a vedere cosa poi fosse questo posto.
Domenica ci sono riuscito.
Vivo vicino Pontremoli ed ho realizzato che la distanza non era tanta, una sessantina di km e quindi complice il desiderio di andare a fare una attivazione nuova per il diploma Watt per Miglio, sono andato.
La relazione è sul sito del diploma di cui sopra, ma quello che mi interessa scrivere qui è altro.

Questo posto mi ha lasciato qualcosa dentro, complice forse l'esserci stato da solo: le 5 persone che c'erano al mio arrivo, curiosi, ma non OM, sono poi andate via e sono rimasto lassù due ore, senza altra compagnia visibile che quella di alcuni cavalli al pascolo e quella di un cane che si era perso il padrone.

Questo luogo mi aveva colpito fin dalla salita.
La strada militare, ormai in disuso da vent'anni è molto simile alle centinai di altre che ho percorso, realizzate durante la Guerra del 1915-18 sulle Alpi ed in particolare sulle Dolomiti: due fra tutte, quella per salire al M. Piana e quella per salire alla cima Caldiera (all'Ortigara). C'è qualcosa che accomuna le realizzazioni di ingegneria militare, anche a distanza di cent'anni quasi, e a percorrere certi luoghi è come se si percepisse un odore, un aroma che è rimasto attaccato ai posti, alle pietre che fanno da massicciata, o agli scavi nella roccia, non so descrivere bene, ma l'ho sentito molto bene.



Al M. Giogo non ci sono stati combattimenti, non c'è quell'odore di morte che pervade ad esempio l'Ortigara e fa sì che parli quasi sottovoce, come quando sei al cimitero. Nessun ventenne ha immolato la sua adolescenza per un'idea di gloria impressa nella sua mente da chi magari stava ben al riparo o addirittura al sicuro nelle centrali dove si decideva quanti mandare a sacrificarsi.
Eppure.... qualcosa c'è di simile.

E questo qualcosa anche se io non sono affatto un guerrafondaio, affascina, e ho notato che stesso effetto fa ad altri, altrettanto non militaristi, come me.
Ecco perché ci ho fatto attenzione.

Non credo ci sia spiegazione, non almeno logica: quella logica che noi pretendiamo spieghi ogni cosa, non fidandoci dell'istinto, quell'istinto che invece guida gli animali, molto più saggi e sereni nel cuore.

E di animali è l'altra immagine che mi rimane dentro, anzi di UN animale: il cane. Un campanello che normalmente poteva stare al collo di una pecora. Magro, eppure contento di vedermi, lo vedevo dalla coda.




Salendo un signore, piuttosto scontroso mi aveva a chiesto “se avessi per caso visto un cane”, ma no, non lo avevo (ancora) visto.
Poi scendendo, ecco che quel campanaccio che per tutto il giorno mi aveva fatto credere fosse magari dei cavalli, ecco vedere questo bracco, magro da far paura che cercava, che si era perso forse. L'ho accarezzato tanto, gli ho dato acqua, avevo sollo quella con me, ma non aveva sete, gli mancava credo il padrone.
Sono stato tanto a pensare: me lo porto con me e vedo se ritrovo il signore di prima.
Ma vedevo quanto era magro: non poteva esser trattato bene quell'animale, un cane così magro vuol dire che non gli viene dato da mangiare.
Dopo un bel po' ho deciso e l'ho lasciato alla sua libertà, forse per lui non voluta, ma credo sempre meno dura di quella amicizia con l'umano che lo faceva essere pelle e ossa.

Non so se ho fatto male, ma ho pensato al cane ed al mio modo di vedere il suo bene, un animale prima o poi trova il modo di trovare cibo, spero...

Rimane un ricordo, un aria strana che mi è rimasta attaccata addosso, ai vestiti, all'anima, come il fumo del camino ai capelli ed ai vestiti.

Rimane un posto che nel silenzio mi ha dato QSO fatti in CW, ed il CW si sposa col posto, a mio modo di vedere; mi ha dato la vista verso quello che credo sia il mare, all'orizzonte, il Tirreno; mi ha dato il fruscio del vento ed il silenzio delle costruzioni ormai in rovina, dove gente ha trascorso inverni freddi ed estati assolate, nella continua paura di scoprire lanci di missili...nemici... quando loro, i nemici, probabilmente, facevano e provavano lo stesso sentimento, a migliaia di km di distanza, come sempre.



Rimano il ricordo di tutto e questo è quello che conta. Tornerò, credo, e spero di poter riascoltare quel silenzio.













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